Disco Gramophone da 30 cm di diametro
1902/04/11
La voce del tenore di fama mondiale Enrico Caruso (1873 - 1921) fu registrata per la prima volta a Milano nel 1902 per la Gramophone Company di Emile Berliner (1851-1929). Nel 1887 Berliner aveva brevettato il sistema di registrazione sonora su disco, con il nome commerciale di "gramophone". All'epoca erano già diffuse le registrazioni su cilindro di cera, dette fonografiche.
L'aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi cantata da Caruso in questo disco era uno dei dieci brani scelti per la sessione di registrazione milanese, che fu condotta da Frederick William Gaisberg (1873-1951), uno dei primi produttori discografici e tecnici del suono. La voce di Caruso, per le sue caratteristiche timbriche, aveva una buona resa rispetto alla tecnologia disponibile (Thompson, 2016). Le incisioni di Gaisberg ebbero un enorme successo commerciale, mostrando in modo efficace le potenzialità della registrazione sonora per la diffusione della musica e per la crescita della fama degli artisti.
L'etichetta rossa di questo disco riporta il n. 52344, corrispondente al numero e al colore indicati nel catalogo di registrazioni storiche redatto da Robert Bauer, in cui è elencata come parte della serie di dieci brani registrati da Gaisberg (Bauer, 1947, p. 94; Gaisberg, 1943, p. 47).
La testimonianza del produttore musicale
Nella sua autobiografia, Fred Gaisberg ha lasciato una testimonianza personale dell'episodio. Nel marzo del 1902, il produttore, insieme al fratello Will, si recò a Milano su mandato della Victor Company, azienda inglese che deteneva i diritti di utilizzo del brevetto americano di Berliner, per eseguire registrazioni. La cifra richiesta da Caruso come compenso per la registrazione, 100 £, parve inizialmente troppo alta ai dirigenti della Victor, interpellati da Gaisberg via telegrafo. Gaisberg decise allora di pagare di tasca propria, valutando che bastasse un piccolo margine sul numero di dischi che si immaginava potessero essere venduti (almeno 2000 copie). Caruso registrò dunque dieci arie in "due ore esatte", raccontò Gaisberg, accompagnato al piano dal Maestro Cottone. Dopodiché, le dieci preziose "cere" su cui erano state registrate le arie vennero spedite a Hannover, per essere riprodotte su disco "senza un difetto".
Nel libro Gaisberg ricorda che si soprese della facilità con il cantante avesse guadagnato così tanto per due ore di lavoro, ma aggiunge anche che nessuno, all'epoca, poteva prevedere che, nei venti anni successivi, Caruso avrebbe guadagnato (nel complesso) 5 milioni di dollari e che l'industria discografica ne avrebbe ricavato il doppio. Secondo Gaisberg, le incisioni di Caruso contribuirono a demolire i pregiudizi che molti artisti nutrivano ancora nei confronti delle registrazioni sonore, una tecnologia recente (Gaisberg, 1943, pp. 47-48).
Gaisberg, Frederick William, The music goes round, New York, Macmillan Company, 1943
Thompson, Clive, "How the Phonograph Changed Music Forever", Smithsonian Magazine, January 2016