Macchina planetaria


seconda metà XIX secolo

rdf
inventario
IGB-8099
autori
attribuito Bertaux, Émile (costruttore)
collocazione
deposito
descrizione
L'oggetto è composto da una sfera in vetro trasparente all'interno della quale è collocato un modello meccanico del Sistema Solare. Al centro una sfera in ottone rappresenta il Sole mentre gli altri pianeti sono ottenuti con piccole sfere, probabilmente di legno, pitturate di bianco. Solo la Terra è rappresentata con un certo dettaglio dato che sulla sua superficie sono disegnati alcuni dettagli geografici. Il sistema non è in scala né per quanto concerne le dimensioni reciproche dei pianeti e del Sole, né per quanto riguarda le distanze. Tutto il sistema è retto da un perno verticale centrale che ha anche la funzione di trasmettere il movimento alle singole componenti. Le sfere dei pianeti, infatti, sono sorrette da aste inserite su questo asse e da questo ricevono il movimento. Molto sofisticato è l'insieme di ingranaggi che comanda il moto della Terra e della Luna, anch'essa rappresentata. Era possibile, infatti, riprodurre non solo il moto di rivoluzione terrestre ma anche quello di rotazione diurna e apprezzare lo spostamento relativo della Luna.
Il perno centrale è inserito al centro di un disco di ottone finemente inciso sul quale sono riportate varie scale graduate circolari e, in lingua francese, il nome delle dodici costellazioni dello zodiaco e dei quattro punti cardinali principali.
Il manufatto non è firmato ma l'analisi storico-stilistica permette di attribuirne la costruzione al francese Émile Bertaux e di indicare come periodo di realizzazione la seconda metà del XIX secolo.
Il complesso meccanismo che governa il movimento generale è collocato all'interno di una struttura in legno di forma tronco-conica rastremata nella parte centrale e può essere attivato per mezzo di una manovella, non più presente, infilata in un piccolo foro situato alla base.
Il supporto ligneo ha anche la funzione di reggere la sfera di vetro che rappresenta la volta stellata; gli astri sono rappresentati da piccole stelline di carta variamente colorata incollate al vetro ma sono puramente ornamentali dato che la loro disposizione non rappresenta alcuna costellazione. La sfera presenta un crepa nella parte alta che ne riduce la solidità ma che è stata trattata con uno specifico consolidante. Sulla parte inferiore della base è presente una piccola targhetta in metallo con la data 20-XII-1938.
Tutta la macchina è collocata su una colonna in legno finemente lavorata che potrebbe non far parte del manufatto originale ma essere stata aggiunta successivamente.

Una macchina planetaria è un modello meccanico del Sistema Solare usato per rappresentare, secondo la teoria eliocentrica, la posizione e i moti dei pianeti come visti da un osservatore posizionato all'esterno di esso.
Per necessità costruttive, la posizione dei singoli pianeti rispetto al Sole è nella corretta sequenza ma le dimensioni delle singole orbite - e quindi le reciproche distanze - non possono essere in scala, così come non lo sono le dimensioni relative dei pianeti che spesso sono solo parzialmente esatte.
L'invenzione di questo ingegnoso manufatto è attribuita all'inglese George Graham (1673-1751), uno dei più noti orologiai e costruttori di strumenti scientifici della sua epoca, che realizzò il primo esemplare nel 1712.
Questi strumenti venivano utilizzati per fini educativi potendo illustrare in modo tangibile i principi che governano il movimento dei corpi celesti. Date le conoscenze dell'epoca, che non andavano oltre la consapevolezza dell'esistenza delle stelle essendo nebulose e galassie oggetti ancora mai osservati, la rappresentazione del Sistema Solare era, di fatto, il più completo modello cosmologico disponibile. Una volta integrato questo strumento con un globo celeste e un globo terrestre, tutto ciò che si conosceva del mondo astrale era, di fatto, rappresentato e "richiudibile" in una stanza. La bellezza di questi manufatti e la meticolosa attenzione al dettaglio con la quale sono realizzati ne hanno fatto un oggetto di lusso e di prestigio tra l'aristocrazia europea specialmente nel XVIII secolo.
La macchina giunse al museo sul finire del 1969 donata dal Cavaliere del Lavoro Umberto Brustio un'importante figura della Milano imprenditoriale. Sul manufatto non è riportato l'anno di costruzione ma sulla base in legno è presente una targhetta metallica che riporta la data del 20 dicembre 1938 giorno del cinquantesimo compleanno del donatore. Forse l'oggetto fu, di fatto e semplicemente, un regalo di compleanno particolarmente prezioso e originale.

La tecnica costruttiva ricalca con fedeltà quello che era di fatto lo standard per questo tipo di apparati. Strumenti molto simili vennero prodotti nel corso di tutto l'Ottocento e anche l'esemplare in questione appartiene a buon diritto a quella tradizione costruttiva.
Fra i pianeti rappresentati manca ovviamente Plutone (che all'epoca della realizzazione della macchina non era ancora stato scoperto), ma è estremamente interessante notare come, correttamente posizionato tra Marte e Giove, compaia invece Cerere: individuato la notte del primo gennaio 1801 dall'astronomo italiano Giuseppe Piazzi, Cerere è stato il primo asteroide a essere osservato ed è il capostipite di quella famiglia di oggetti che oggi chiamiamo pianeti nani all'interno della quale lo stesso Plutone ricade. Non di rado, nelle macchine planetarie realizzate nel corso del XIX secolo, a Cerere veniva concesso l'onore di essere rappresentato nella grande famiglia del Sistema Solare, a dimostrazione dell'importanza della sua scoperta.
Con l'avvento della moderna astronomia e delle tecnologie di simulazione computerizzata queste macchine hanno vissuto un inevitabile declino. I modelli meccanici sono stati progressivamente sostituiti da modelli digitali che possono simulare con assoluta precisione i movimenti astronomici. Tuttavia, il fascino delle macchine planetarie e dei telluri come oggetti storici ed educativi non è mai svanito. Oggi, questi strumenti sono molto ricercati dai collezionisti e possono essere trovati nei musei di scienze e nelle collezioni di storia della scienza.
definizione
macchina planetaria
misure
altezza: 170 cm massima; diametro: 45 cm massimo; altezza: 60 cm (macchina planetaria); diametro: 47 cm (macchina planetaria); diametro: 30 cm (base d'appoggio); altezza: 107 cm (colonna di supporto); diametro: 43 cm (colonna di supporto); peso: 15 kg
materiali
ottone; vetro; legno; carta
acquisizione
Brustio, Umberto (1969)
iscrizioni
20-XII-1938 (documentaria)
settore
Astronomia
tipologia
macchina planetaria
scheda ICCD
PST